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28 ottobre: LXXXVII anniversario marcia su Roma, come nacque il Fascismo.1919: in un clima di caos dettato dal dopoguerra (disoccupazione alle stelle in primis), l'idea di un cambiamento antiliberale e antidemocratico stava prendendo il sopravvento in molti.
Tra scioperi industriali e agricoli, nonchè prezzi alle stelle, scoppiò una prostesta che prese vita in Liguria e si estese velocemente in tutta Italia.
Le occupazioni dei contadini disperati diedero vita a scontri sempre più forti che si trasformarono piano in una guerra civile...il tutto a vantaggio dei sindacati di sinistra che fecero leva su questo per interessi puramente personali.
Nessuno, dai laureati ai diplomati trovava lavoro e il caos aumentò a dismisura anche per mano dell'anarchico Bruno Filippi, terrorista anarchico che sognava la rivoluzione sovietica e che fece vari attentati da Milano a Firenze. Nessuno riusciva a mettere ordine tanto che in tre anni furono ben 7 i governi che si susseguirono: Orlando, 2 volte Nitti, Giolitti, Bonomi e 2 volte Facta.
Il liberalismo fallì sotto tutti i punti di vista e questi 7 governi ne sono la riprova: nessuno riuscì a fermare quello che ancora oggi viene comunemente chiamato "bienno rosso", con la benedizione di Lenin che disse: "bisogna essere implacabili in modo esemplare. Bisogna incoraggiare il terrore di massa. Fucilate senza domandare niente a nessuno e senza stupide lentezze”.
Così (finalmente) il 23 marzo nacquero i "Fasci di combattimento" che, al contrario dei luoghi comuni e democratici, vantarono nelle loro fila svariati "settori" di persone (anche anarchici stufi del biennio rosso). Pian piano il movimento si allargò a macchia d'olio, e da una sparuta minoranza passò ad avere la meglio. Mentre tra i rossi non esisteva disciplina, i Fasci di combattimento venivano da carriere militari e quindi agivano con ordine. La gente era stanca dei rossi e delle loro cooperative schiaviste, tanto è vero che molti contadini diedero l'assenso nelle occupazioni da parte dei fascisti.
Certamente il fascismo fu un movimento che usò la violenza, ma della validità di questa danno attestato alcuni autori che, almeno attualmente, non possono essere accusati di simpatie per il movimento mussoliniano:
-Giorgio Bocca: "Il fascismo fu violento e sopraffattore, ma lo fu perché trovò davanti a sé una sinistra antidemocratica, violenta, autoritaria e sopraffattrice.
-Percival Phillips, : "Essi (i fascisti) combattevano il terrore rosso con le stesse armi. Ai sistemi di Mosca risposero con i sistemi fascisti. Ma non imitarono i sistemi comunisti, di gettare vivi gli uomini negli altiforni, come fu deciso a Torino da un tribunale rosso composto in parte da donne, né torturarono i prigionieri come fecero in altre parti d’Italia i seguaci di Lenin".
-De Gasperi: "Il fascismo fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo comunista che negava la libertà della Nazione. Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle situazioni in cui la violenza, anche se assume l’apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima".
-Antonio Falcone: "In un certo senso si può dire che i fascisti la violenza non tanto la imposero quanto la subirono. Lo dimostra il numero dei loro caduti, che fu di gran lunga superiore a quello degli avversari. Secondo Roberto Forges-Davanzati, le vittime fasciste, tra morti e feriti, si contano a centinaia, mentre quelle avversarie si contano a decine. Nel 1924, uno degli anni più "caldi", specialmente nei mesi che precedettero e seguirono le elezioni legislative, caddero una ventina di fascisti e ne furono feriti almeno 140, mentre nella parte avversa si ebbe un solo morto. La sproporzione si spiega col fatto che, mentre gli squadristi cercavano lo scontro frontale e aperto, i rossi conducevano la loro lotta a forza di imboscate e di attentati. Se poi opponendo violenza a violenza, furono i fascisti ad avere il sopravvento, ciò non fu perché fossero più violenti, o numericamente più forti, ma solo perché erano molto meglio organizzati e quindi più efficienti". Insomma, tipico stile comunista, anche durante la resistenza gli attacchi erano genericamente vili, e lo stesso vale per gli anni di piombo quasi sempre in 10 contro 1.
Tra i grandi Squadristi storici meritano una citazione Italo Balbo, Ettore Muti, ma anche intellettuali come Giuseppe Bottai e Alessandro Pavolini, politici del calibro di Dino Grandi e artisti come Filippo Tommaso Marinetti.
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Nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921 i Fasci di Combattimento ottengono oltre 700.000 voti e conquistano 35 seggi in Parlamento. Di lì il programma del PNF (Senza che lo riporto, sarebbe lungo e semplicemente un copia-incolla), e la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922. Comments (18)
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